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{{Divisione amministrativa
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(contracted; show full)nella Chiesa Madre ma furono raggiunti e massacrati dagli uomini del brigante Gerardo Curcio, noto come "Sciarpa". Si contarono circa 70 vittime, di cui 19 donne. Dopo la resistenza, Picerno ricevette l'appellativo di "Leonessa della Lucania". Nel [[1857]] fu quasi del tutto distrutta da un terremoto e in seguito il centro abitato si sviluppò fuori dal cinto di mura antiche.

== Monumenti e luoghi di interesse ==
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===Architetture religiose===
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  Chiesa Matrice Collegiata di San Nicola Vescovo di Bari:
La chiesa madre o chiesa parrocchiale domina il centro abitato, il quale sembra aggrapparvisi. Di pianta greco‑romana, la chiesa parrocchiale, già chiesa collegiata, è dedicata a S. Nicola di Bari, protettore del paese. Un tempo cappella dei Principi Pignatelli di Napoli, venne costruita nel 1611 ed ampliata nel 1727 con la costruzione del coro, della sacrestia e del campanile (1). Quest'ultimo, eretto sotto la direzione dell'abbate D. Saverio Carelli arciprete, fu dotato di due campane una delle quali, di 18 quintali, è dedicata a S. Nicola.
Sulla facciata rivolta verso il corso Vittorio Emanuele nel 1926 venne collocato, col consenso e la collaborazione del parroco, un orologio da torre illuminato con un quadrante di m. 2 di diametro e con la carica di 48 ore.
Il primo arciprete di cui si ha notizie D. Angelo Abbate Greco, tenne la parrocchia dal 1611 al 1657.
Al centro del presbiterio è collocato l'altare maggiore in legno, avente alle spalle un caratteristico coro in noce, opera dell'artigiano Vazza. Il valente ebanista Antonio Tancredi ne fu il restauratore nel 1909. La balaustra in pietra che delimita il presbiterio, è affiancata da due statue: quella dell'Immacolata Concezione di cui la chiesa fu dotata nel 1968 dall'arciprete D. Renato Robilotta, e quella del Cuore di Gesù, già preesistente, modellate rispettivamente in materiale plastico e gesso.
Sia il soffitto della navata centrale, che acquista gran pregio per esservi incastonato il bellissimo quadro di De Giacomo pittore napoletano della fine dell'Ottocento, raffigurante il miracolo di S. Nicola: i due fanciulli massacrati e resuscitati, e sia quello dell'abside, furono decorati da una serie di "cassettoni" con al centro un "rosone", rispettivamente quadrangolari ed esagonali, tra il 1910 e il 1911, dall'ebanista Antonio Tancredi da Picerno; lo stesso compì inoltre altri notevoli e pregevoli lavori di restauro nella stessa chiesa.
Affreschi e dipinti di un certo valore artistico ornano sia la parte alta della navata centrale che gli altari di quelle laterali. Di gran pregio sono le tele in corrispondenza degli altari di S. Filomena e di S. Giuseppe e di quello di S. Michele. In prossimità del battistero si ammira il quadro « Il battesimo di Gesù ». Il « Cristo coronato di spine » e « S. Francesco e il Crocifisso » affrescano due pareti della sacrestia.
Una cancellata in ferro con la didascalia: « A Devozione del popolo e cura dei procuratori del 1868 », affiancata da due angeli lignei scolpiti da Antonio Tancredi nel 1915, delimita l'altare di S. Nicola.
Questa chiesa, oltre la pregevole pala d'altare del sec XVI, custodisce altre numerose opere d'arte che meritano essere visitate più che descritte.
Fino all'anno scorso due erano le statue del Santo protettore S. Nicola: una a busto intero molto antica ed ancora esistente, e l'altra a mezzo busto in argento, trafugata nella notte tra il 9 e il 10 dicembre del 1974; ne rimane la sola antica piramide.
La statua trafugata era stata fusa agli inizi dell'Ottocento per interessamento del capo del governo picernese dott. Tommaso Cappiello che in proposito riferisce: « sono riuscito quasi miracolosamente in meno di due mesi a raccogliere 800 ducati per la costruzione della Statua per nostro Protettore S. Nicola. Per la spesa le ho dato ducati cento di mio denaro, oltre circa altri settanta spesi pel viaggio e dimora ». La statua sostituiva quella danneggiata e saccheggiata dai soldati del reggimento di Latour D'Auvergne.
Quanto mai suggestivo l'altare del Crocifisso nella navata di sinistra: un gruppo statuario rappresenta, con molta vivezza, la scena della crocifissione; le figure di Maria, della Maddalena e di S. Giovanni sono disposte intorno al grande Crocifisso, creando un'atmosfera di doloroso raccoglimento.
Alcune lapidi al centro dell'antipresbiterio, con iscrizioni e date ormai indecifrabili perché cancellate dal passaggio dei fedeli, indicano la cosiddetta « fossa dei preti » a memoria per i posteri, dei sacerdoti ivi sepolti.
Su una di esse sono tuttavia appena riconoscibili il cranio, con berretta, stola e tibie; nonché la data del 1822. Altre lapidi ricordano i componenti della famiglia Carelli e Francesco Saverio Caivano di Gerardo e di Aloisa Caivano deceduto in Picerno il 14 gennaio 1856 all'età di 20 anni.
In questa chiesa si trovano altre opere di Antonio Tancredi: una cornice che inquadra l'immagine di S. Gerardo Maiella e il tabernacolo di S. Filomena.
Una porta in legno artisticamente lavorata dà accesso all'ufficio parrocchiale in cui sono custoditi tutti i documenti della parrocchia ed una ricca biblioteca che, tra le altre opere, contiene le « Omnia » di Sant'Agostino, di pregiato valore. Ne fu fondatore il sacerdote D. Antonio Passavanti, il quale creò, in uno alla biblioteca, il teatro fisso. L'archivio parrocchiale di Picerno conserva la bolla pontificia datata 27 gennaio 1749, che riguarda l'erezione della citata biblioteca.
Questa venne arricchita coll'aggiunta di molti volumi pure di gran valore, salvati dalla distruzione, quando venne chiuso il Convento dei Cappuccini.

*Cappella della Madonna del Carmine
*Cappella di S. Lucia
*Chiesa di S. Pasquale


*Chiesa di S.Antonio e Convento dei Cappuccini
La struttura austera di questo edificio nella sua semplicità ne denuncia subito il carattere sacro.
La porta centrale d'ingresso immette in un ampio corridoio, su cui si affacciano alcuni ambienti, un tempo adibiti a cucina, refettorio, deposito, foresteria.
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[[Categoria:Comunità Gallo-Italiche della Basilicata]]