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{{Citazione|Ho la sensazione di durare troppo, di non riuscire a spegnermi: come tutti i vecchi le mie radici stentano a mollare la terra. Ma del resto dico spesso a tutti che quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita.|Alda Merini, ''[[La pazza della porta accanto]]''<ref>Alda Merini, ''La pazza della porta accanto'', a cura di Guido Spaini e Chicca Gagliardo, Bompiani, 1995, pag. 59</ref(contracted; show full)
Nel luglio del [[1986]], dopo aver sperimentato nuovamente gli orrori dell'Ospedale Psichiatrico di Taranto, fa ritorno a Milano ed inizia una terapia con la dottoressa Marcella Rizzo, alla quale dedica più di una poesia. Nello stesso anno riprende a scrivere e ad incontrare i vecchi amici, tra cui Vanni Scheiwiller, che le pubblica ''
"[[L'altra verità. Diario di una diversa|"L'altra verità. Diario di una diversa]]''", il suo primo libro in [[prosa]] che, come scrive Giorgio Manganelli nella prefazione al testo, "..''. non è un documento, né una testimonianza sui dieci anni trascorsi dalla scrittrice in manicomio. È una ricognizione, per epifanie, deliri, nenie, canzoni, disvelamenti e apparizioni, di uno spazio - non un luogo - in cui, venendo meno ogni consuetudine e accortezza quotidiana, irrompe il naturale inferno e il naturale numinoso dell'essere umano(contracted; show full)
[[Categoria:Commendatori OMRI]]
[[Categoria:Personalità commemorate con funerali di Stato]]
[[Categoria:Poeti legati a Milano]]
[[Categoria:Scrittori legati a Milano]]
[[Categoria:Persone legate a Taranto]]
[[Categoria:Alda Merini| ]]
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