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{{Infobox militare
|Nome = Carlo Alberto dalla Chiesa
|Immagine = dallaChiesa.jpg
|Didascalia = Carlo Alberto dalla Chiesa nel momento in cui era [[Generale di divisione#Italia|generale di divisione]].
|Data_di_nascita = 27 settembre 1920
|Nato_a = [[Saluzzo]]
|Data_di_morte = 3 settembre 1982
|Morto_a = [[Palermo]]
|Cause_della_morte = Attentato da parte di [[Cosa nostra]]
|Luogo_di_sepoltura = [[Cimitero della Villetta]], [[Parma]]
|Nazione_servita = {{ITA 1861-1946|Regno d'Italia}}<br />{{ITA|Italia}}
|Forza_armata = [[Arma dei Carabinieri]] 
|Arma = 
|Corpo = 
|Specialità = 
|Unità = 
|Reparto = 
|Anni_di_servizio = 1941 - 1982
|Grado = [[Generale di corpo d'armata]] (1981, [[Cronotassi dei comandanti e vice comandanti generali dell'Arma dei carabinieri#I vice comandanti generali|vicecomandante dell'Arma dei Carabinieri]])
|Ferite = 
|Comandanti = 
|Guerre = [[Seconda guerra mondiale]]
|Campagne = 
|Battaglie = 
|Comandante_di = legione carabinieri di [[Palermo]]<br />Nucleo speciale di polizia giudiziaria<br />Divisione Pastrengo<br />Regione militare CC nord-ovest
|Decorazioni = 
|Studi_militari = Laurea in Giurisprudenza, Laurea in Scienze Politiche
|Pubblicazioni = 
|Frase_celebre = 
|Altro_lavoro = [[Prefetto (ordinamento italiano)|Prefetto]] di Palermo
|Altro_campo = 
|Altro = 
|Note = 
|Ref = 
}}
{{Citazione|Mi mandano in una realtà come Palermo con gli stessi poteri del prefetto di Forlì, se è vero che esiste un potere, questo potere è solo quello dello Stato, delle sue istituzioni e delle sue leggi, non possiamo delegare questo potere né ai prevaricatori, né ai prepotenti, né ai disonesti.|Carlo Alberto dalla Chiesa<ref name=":53">{{Cita libro|titolo = Il sopravvissuto|url = https://books.google.it/books?id=hjWnBAAAQBAJ&lpg=PP1&hl=it&pg=PP1#v=onepage&q&f=true|accesso = 13 marzo 2016|editore = Lit Edizioni srl|ISBN = 978-88-6826-654-7|autore = Pippo Giordano, Andrea Cottone}}</ref>}}
{{Bio
|Nome = Carlo Alberto
|Cognome = dalla Chiesa<ref>[http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php Cfr. la firma degli articoli del figlio Nando dalla Chiesa (con la "d" minuscola) sul suo blog personale.]</ref><ref>[http://www.ansa.it/legalita/static/bio/dallachiesa.shtml ''Biografia sul sito Ansa'']</ref><ref>[http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntate/generale-carlo-alberto-dalla-chiesa/652/default.aspx ''Generale Carlo Alberto dalla Chiesa - Il prefetto dei cento giorni''], documentario di Rai Storia</ref>
|Sesso = M
|LuogoNascita = Saluzzo
|GiornoMeseNascita = 27 settembre
|AnnoNascita = 1920
|LuogoMorte = Palermo
|GiornoMeseMorte = 3 settembre
|AnnoMorte = 1982
|Attività = generale
|Attività2 = prefetto
|Nazionalità = italiano
}}
Sottotenente dei [[Arma dei Carabinieri|carabinieri]] durante la [[Seconda guerra mondiale]], partecipò alla [[Guerra di liberazione italiana|guerra di Liberazione]]. Comandante della legione di [[Palermo]] (1966-73), generale di brigata a [[Torino]] (1973-77), nel maggio [[1977]] assunse le funzioni di coordinatore del servizio di sicurezza degli istituti di prevenzione e pena e nel settembre 1978 quelle di coordinamento tra le forze di polizia per la lotta contro il terrorismo, [[Nucleo speciale di polizia giudiziaria|Nucleo Speciale Antiterrorismo]], in cui colse significativi successi. [[Generale di divisione]] a [[Milano]] (1979-81), vicecomandante dell'[[Arma dei Carabinieri|Arma]] (1981-82), nel maggio [[1982]] fu nominato [[prefetto]] di [[Palermo]] per combattervi la [[mafia]]. Nel settnovembre successivo fu ucciso in un agguato mafioso assieme alla moglie e a un agente di scorta.<ref>{{Cita web|url=http://www.treccani.it/enciclopedia/dalla-chiesa-carlo-alberto/|titolo=Dalla Chièsa, Carlo Alberto|accesso=13 marzo 2016}}</ref>

== Biografia ==
=== L'impegno in guerra e nella Resistenza ===
Figlio di [[Romano dalla Chiesa|Romano]], generale dei [[carabinieri]]<ref>Il padre, Ufficiale dei [[Carabinieri Reali]], negli [[anni venti]] partecipò in [[Sicilia]] alle campagne del Prefetto [[Cesare Mori]] contro [[Cosa nostra]]; comandante della Legione di [[Bari]], il 12 settembre [[1943]], all'indomani dell'[[armistizio di Cassibile|armistizio]], il Re [[Vittorio Emanuele III]] e il governo provvisorio arrivati a [[Brindisi]] lo preposero, per un breve periodo, al [[Comando dei Carabinieri Reali dell'Italia Meridionale]], con giurisdizione sulle tre regioni libere ([[Puglia]], [[Basilicata]] e [[Calabria]]). Con la fine della guerra fu promosso [[generale di brigata]] e nel [[1955]] fu nominato vice comandante generale dell'[[Arma dei Carabinieri|Arma]].</ref>, entrò nel [[1941]] nell'[[Esercito italiano|Esercito]] partecipando alla [[Occupazione italiana del Montenegro e del Sangiaccato|guerra]] in [[Montenegro]] come [[sottotenente]]; divenne [[ufficiale di complemento]] di [[Fanteria]] nel [[1942]] e nello stesso anno passò all'[[Arma dei Carabinieri]] (dove già prestava servizio il fratello [[Romolo dalla Chiesa|Romolo]]<ref name="lastoriasiamonoi.">{{Cita web |url=http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=367|titolo=Video e descrizioni sulla storia di Dalla Chiesa tratti dalla puntata di ''La storia siamo noi''}}</ref>) in servizio permanente effettivo, laureandosi in [[Giurisprudenza]] presso l'[[Università degli Studi di Bari Aldo Moro|Università degli Studi di Bari "Aldo Moro"]], città in cui il padre Romano era comandante della locale Legione dell'Arma.

Come primo incarico venne mandato a comandare la caserma dei [[Carabinieri Reali]] di [[San Benedetto del Tronto]], dove rimase fino al [[Proclama Badoglio dell'8 settembre 1943|giorno della proclamazione dell'armistizio]].<ref>[http://www.carabinieri.it/Internet/Arma/Curiosita/Non+tutti+sanno+che/D/3+D.htm Scheda su Carlo Alberto dalla Chiesa ] nel sito dell'[[Arma dei carabinieri]]</ref> 
Passò poi nel comando provinciale di [[Ascoli Piceno]]; un giorno venne affrontato da un [[partigiano]] [[Partito Comunista Italiano|comunista]]. I partigiani della zona sospettavano che lui fosse responsabile del blocco dei rifornimenti di armi che gli [[Alleati della seconda guerra mondiale#Principali alleati 2|alleati]] di tanto in tanto riuscivano a spedire via mare.
Alla domanda "''Lei con chi sta, tenente, con l'Italia o la Germania?''", Dalla Chiesa rispose offrendo la sua collaborazione, che, per un certo periodo, dette i suoi frutti. Poi, a causa del suo rifiuto di collaborare nella caccia ai partigiani, venne inserito nella lista nera dei [[nazisti]], ma riuscì a fuggire prima che le [[SS]] potessero catturarlo.<ref name="Nese 1982">''Il generale Dalla Chiesa'' - [[Marco Nese]] e [[Ettore Serio]] - [[AdnKronos]] [[1982]].</ref>

Datosi alla macchia insieme con altri patrioti, entrò quindi nella [[Resistenza italiana|Resistenza]], operando in clandestinità nelle [[Marche]], dove organizzò i gruppi per fronteggiare i tedeschi, divenendo uno dei responsabili delle trasmissioni radio clandestine di informazioni per gli americani nelle [[Marche]]. Nel dicembre del [[1943]] passò le linee nemiche con le truppe alleate, ritrovandosi in una zona d'Italia già liberata.<ref name="Nese 1982"/> Venne poi inviato a [[Roma]] per seguire gli alleati nel loro ingresso nella capitale, dove venne incaricato di garantire la sicurezza della [[Presidenza del Consiglio dei ministri|Presidenza del Consiglio dei ministri dell'Italia liberata]].

Per la sua partecipazione alla Resistenza gli venne attribuito il [[Distintivo d'onore per i patrioti "Volontari della Libertà"|Distintivo di Volontario della Guerra di Liberazione]].

Dopo la guerra fu inviato a comandare una tenenza a Bari, dove riuscì a conseguire la seconda laurea in [[Scienze Politiche]], per la quale frequentò alcune lezioni tenute dall'allora docente [[Aldo Moro]].<ref>[http://www.carabinieri.it/Internet/Arma/Curiosita/Non+tutti+sanno+che/D/3+D.htm Scheda Carlo Alberto dalla Chiesa] Dal sito dell'[[Arma dei carabinieri]]</ref>

Sempre a Bari conobbe Dora Fabbo, la ragazza che nel [[1945]] diventerà sua moglie.

=== La lotta contro il banditismo in Campania e in Sicilia ===
[[File:Salvatore Giuliano e Pisciotta.jpg|thumb|I [[Banditismo in Sicilia|banditi]] [[sicilia]]ni [[Gaspare Pisciotta]] e [[Salvatore Giuliano]].]]
Fu destinato poi in [[Campania]], al Comando Compagnia di [[Casoria]] [[Città metropolitana di Napoli|(Napoli)]], dove nel [[1947]] nacque la figlia [[Rita dalla Chiesa|Rita]].
Durante la permanenza a Casoria si distinse nelle operazioni di lotta al [[banditismo]]; per questo motivo nel [[1949]] fu inviato in [[Sicilia]]<ref>[http://archiviostorico.corriere.it/2002/settembre/02/Carlo_Alberto_Dalla_Chiesa_lezione_co_0_0209024905.shtml «Io, Carlo Alberto dalla Chiesa, e la lezione ignorata di mio nonno»] [[Corriere della Sera]] - 2 settembre [[2002]]</ref>, al [[Comando forze repressione banditismo]], agli ordini del colonnello [[Ugo Luca]], formazione interforze costituita per eliminare le bande di criminali nell'isola, come quella del bandito [[Salvatore Giuliano]].

Qui, in continuità con l'impegno del padre Romano negli [[anni venti]] nelle campagne del prefetto [[Cesare Mori]] contro [[Cosa nostra]], comandò il Gruppo Squadriglie di [[Corleone]] e svolse ruoli importanti e di grande delicatezza come quello di Capo di stato maggiore, meritando peraltro una [[medaglia d'argento al valor militare]].<ref name="difesa">[http://www.difesa.it/Ministro/Compiti+e+Attivita/dettaglio+interventi.htm?DetailID=199 XX Anniversario della morte del generale Carlo Alberto dalla Chiesa] [[Ministero della difesa]]</ref>

Nel novembre del [[1949]], nacque a [[Firenze]] il figlio, [[Nando dalla Chiesa|Nando]]. Il 23 ottobre 1952, sempre a Firenze, nacque la terza figlia, [[Simona dalla Chiesa|Simona]].

Da [[Capitano]], indagò sulla scomparsa a Corleone (PA), poi rivelatasi [[omicidio]] del [[sindacalista]] [[Partito Socialista Italiano|socialista]] [[Placido Rizzotto]], giungendo a indagare e incriminare l'allora emergente ''boss'' della [[mafia]] [[Luciano Liggio]]<ref>{{Cita web |url=http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=1040685|titolo=L'ANALISI LA FINE DI UN'ERA.|pubblicazione=[[La Stampa]]|data=16 gennaio 1993}}</ref>. Dalla Chiesa conobbe in tale occasione il [[politico]] [[Partito Comunista Italiano|comunista]] [[Pio La Torre]], che in seguito fu anch'egli ucciso dalla mafia<ref name="Nese 1982"/>.

=== Gli incarichi a Milano e Roma ===
Dopo il periodo in [[Sicilia]], venne trasferito prima a [[Firenze]], successivamente a [[Como]] e quindi presso il comando della Brigata di [[Roma]].

Nel [[1964]] passò al coordinamento del nucleo di [[polizia giudiziaria]] presso la [[Corte d'appello (Italia)|Corte d'appello]] di [[Milano]], che poi unificò e diresse come nuovo gruppo.

=== Il ritorno in Sicilia ===
[[File:Austrian Red Cross Help 4.jpg|thumb|200px|left|[[1968]] [[Terremoto]] del [[terremoto del Belice|Belice]]. Foto di Karl Oppolzer.]]

Dal [[1966]] al [[1973]] tornò in [[Sicilia]] con il grado di [[colonnello]], al comando della Legione carabinieri di [[Palermo]]. Incominciò particolari indagini per contrastare [[Cosa Nostra]], che nel [[1966]] e [[1967]] sembrava aver abbassato i toni dello scontro che si era verificato nei primi anni sessanta.

Nel gennaio [[1968]] intervenne coi suoi reparti in soccorso delle popolazioni del [[Belice]] colpite dal [[terremoto del Belice|terremoto]], riportandone una medaglia di bronzo al valor civile per la personale partecipazione "in prima linea" alle operazioni, oltre che la [[cittadinanza onoraria]] di [[Gibellina]] e [[Montevago]]<ref>{{Cita web |url=http://www.ansa.it/legalita/static/bio/dallachiesa.shtml|titolo=Scheda del generale Carlo Alberto dalla Chiesa|pubblicazione=[[ANSA]]}}</ref>.

Nel [[1969]] riesplose in maniera evidente lo scontro interno tra le famiglie mafiose con la [[strage di Viale Lazio]], nella quale perse la vita il ''boss'' [[Michele Cavataio]]. Dalla Chiesa intuì la situazione che andava configurandosi, con scontri violenti per giungere al potere tra elementi mafiosi di una nuova generazione, pronti a lasciare sulla strada ''cadaveri eccellenti''.
[[File:Mauro de mauro 2.jpg|thumb|200px|Il [[giornalista]] [[Mauro De Mauro]], rapito a [[Palermo]] la sera del 16 settembre [[1970]], presumibilmente da [[mafia|sicari mafiosi]].]]
Nel [[1970]] svolse indagini sulla misteriosa scomparsa del giornalista [[Mauro De Mauro]], il quale poco prima aveva contattato il regista [[Francesco Rosi]], promettendogli materiale, che lasciava intendere scottante, sul caso [[Enrico Mattei|Mattei]]<ref>{{Cita web |url=http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Attualita%20ed%20Esteri/Attualita/2007/09/dallachiesa-Palermo-ricorda.shtml?uuid=f8533f28-59fb-11dc-ae36-00000e25108c|titolo=Palermo ricorda il generale Carlo Alberto dalla Chiesa a 25 anni dalla morte}}</ref>.

Le indagini furono svolte con ampia collaborazione fra i [[Arma dei Carabinieri|Carabinieri]] e la [[Polizia di Stato|Polizia]], sotto la direzione del [[Commissario#Funzionar+i di polizia|commissario]] [[Boris Giuliano]], capo della [[Squadra Mobile]] di [[Palermo]], anch'egli in seguito ucciso dalla mafia mentre cominciava a intuire le connessioni tra mafia e alta finanza. 
[[File:Pietro Scaglione.jpg|thumb|left|200px|Il [[Procuratore della Repubblica|procuratore capo della Repubblica]] di [[Palermo]] [[Pietro Scaglione]], assassinato dalla [[mafia]] il 5 maggio [[1971]].]]
Nel [[1971]] si trovò a indagare sull'omicidio del [[Procuratore della Repubblica|procuratore capo della Repubblica]] di [[Palermo]] [[Pietro Scaglione]].

Il risultato di queste indagini fu il ''dossier dei 114'' ([[1974]]): come conseguenza del dossier, scattarono decine di arresti dei ''boss''<ref name="difesa"/> e, per coloro i quali non sussisteva la possibilità dell'arresto, scattò il [[Sorveglianza speciale#Obbligo o divieto di soggiorno e durata|confino]]. L'innovazione voluta da Dalla Chiesa fu quella di non mandare i boss al confino nelle periferie delle grandi città del Nord Italia; pretese invece che le destinazioni fossero le isole di [[Linosa]], [[Asinara]] e [[Lampedusa]]<ref name="Nese 1982"/>.

=== La lotta alle Brigate Rosse ===
Nel [[1973]] fu promosso al grado di [[generale di brigata]] e nel [[1974]] divenne Comandante della Regione Militare di Nord-Ovest, con [[giurisdizione]] su [[Piemonte]], [[Valle d'Aosta]] e [[Liguria]].<ref name="difesa"/>
[[File:Mario sossi.jpg|thumb|200px|Il giudice [[Mario Sossi]], prigioniero delle [[Brigate Rosse]].]]
Si trovò così a dover combattere il crescente numero di episodi di violenza portati avanti dalle [[Brigate Rosse]] e il loro progressivo radicarsi negli ambienti operai. Per fare ciò, utilizzò i metodi che già aveva sperimentato in [[Sicilia]] contro le organizzazioni mafiose, infiltrando alcuni uomini all'interno dei gruppi terroristici, al fine di conoscere perfettamente i loro schemi di potere interno.<ref>[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/10/24/quando-uccisero-dalla-chiesa.html Quando uccisero Dalla Chiesa] [[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]] - 24 ottobre [[2008]]</ref><ref>[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/09/03/dalla-chiesa-nemico-invisibile-che-mise-in.html Dalla Chiesa, nemico invisibile che mise in ginocchio le Br] [[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]] - 3 settembre [[2002]]</ref>

Nell'aprile del [[1974]] le [[Brigate Rosse]] rapirono il giudice genovese [[Mario Sossi]]; in cambio della sua liberazione le BR volevano ottenere la liberazione di 8 detenuti della [[Gruppo XXII Ottobre|Banda 22 ottobre]].<ref>{{Cita web |url=http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/09/13/qui-radio-gap-la-banda-22-ottobre.html|titolo='Qui Radio Gap...' la banda 22 ottobre, un romanzo criminale|pubblicazione=[[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]]|data=13 settembre 2008}}</ref>

Ad [[Alessandria]] una rivolta dei detenuti, guidata dal gruppo [[Pantere Rosse]], che aveva preso degli ostaggi, venne stroncata dal procuratore generale di Torino, Carlo Reviglio Della Veneria, e dallo stesso Dalla Chiesa, i quali ordinarono un intervento armato che si concluse con l'uccisione di due detenuti, di due [[Corpo degli agenti di custodia|agenti di custodia]], del medico del carcere, di un insegnante e di una assistente sociale.<ref>[http://www.lastampa.it/2014/05/19/edizioni/alessandria/la-tua-citta/alessandria-anni-fa-la-rivolta-nel-carcere-testimonianze-verit-scomode-mai-dette-0pzIgd4dRfcvKYWGu1j1IJ/pagina.html La rivolta nel carcere 40 anni fa: video testimonianze e verità scomode - La Stampa<!-- Titolo generato automaticamente -->]</ref>
[[File:Renato Curcio Brigate Rosse.jpg|left|thumb|upright=0.6|[[Renato Curcio]], uno dei fondatori storici delle [[Brigate Rosse]].]]

Dopo aver selezionato dieci ufficiali dell'arma, Dalla Chiesa creò nel maggio del [[1974]] una struttura antiterrorismo, denominata [[Nucleo Speciale Antiterrorismo]], con base a [[Torino]].

Nel settembre del [[1974]] il Nucleo riuscì a catturare a [[Pinerolo]] [[Renato Curcio]] e [[Alberto Franceschini]], esponenti di spicco e fondatori delle [[Brigate Rosse]], grazie anche alla determinante collaborazione di [[Silvano Girotto]], detto "frate mitra",<ref name="lastoriasiamonoi."/> dirigendo le indagini dall'attuale Comando Provinciale Carabinieri di Torino, edificio unito alla Scuola allievi Carabinieri "Cernaia".
[[File:Margherita Cagol 'Mara' Brigate Rosse.jpg|thumb|upright=0.6|[[Margherita Cagol]] "Mara", moglie di [[Renato Curcio]] e dirigente della colonna brigatista di [[Torino]].]]

Nel febbraio del [[1975]] Curcio riuscì a evadere dal carcere di [[Casale Monferrato]], grazie a un intervento di un nucleo delle BR, capeggiato dalla stessa moglie del brigatista, [[Margherita Cagol|Margherita "Mara" Cagol]].<ref>{{Cita web |url=http://archiviostorico.corriere.it/2008/dicembre/03/1976_finisce_Porta_Ticinese_fuga_co_7_081203033.shtml|titolo=1976, finisce a Porta Ticinese la fuga del br Renato Curcio|pubblicazione=[[Corriere della Sera]]|data=3 dicembre 2008}}</ref>
[[File:Vittorio Vallarino Gancia.jpg|thumb|left|95px|[[Sequestro Gancia|Vittorio Vallarino Gancia]], amministratore e proprietario della nota ditta viti-vinicola [[Gancia]]]]
Sempre nel [[1975]], i Carabinieri intervennero per la liberazione di [[sequestro Gancia|Vittorio Vallarino Gancia]], rapito dalle BR a scopo di estorsione; dopo un violento e drammatico scontro a fuoco con l'impiego di armi automatiche e bombe a mano, l'ostaggio venne liberato incolume, ma nel corso dell'azione morirono l'[[appuntato]] dei [[carabinieri]] [[Giovanni D'Alfonso]] e il capo del nucleo brigatista [[Margherita Cagol]], e furono gravemente feriti altri due carabinieri, tra cui il tenente [[Umberto Rocca]] che perse un braccio e un occhio.

Nonostante i successi conseguiti nella lotta al terrorismo, nel [[1976]] il Nucleo Antiterrorismo venne sciolto, a seguito delle critiche formulate da più parti ai metodi utilizzati nell'infiltrazione degli agenti tra i brigatisti e sulla tempistica dell'arresto di Curcio e Franceschini.<ref name="lastoriasiamonoi."/>

Nel [[1977]] Dalla Chiesa fu nominato Coordinatore del Servizio di Sicurezza degli Istituti di Prevenzione e Pena e, promosso al grado di [[Generale di Divisione]].
[[File:Aldo Moro3.jpg|thumb|200px|Il Presidente della [[Democrazia Cristiana]] [[Aldo Moro]] rapito dalle [[Brigate Rosse]] il 16 marzo [[1978]].]]

In seguito (9 agosto [[1978]]) fu nominato Coordinatore delle Forze di Polizia e degli Agenti Informativi per la lotta contro il [[terrorismo]], con poteri speciali per diretta determinazione governativa. Era una sorta di reparto operativo speciale alle dirette dipendenze del Ministro dell'Interno [[Virginio Rognoni]], creato con particolare riferimento alla lotta alle [[Brigate rosse]] e alla ricerca degli assassini del leader democristiano [[Aldo Moro]].<ref name="lastoriasiamonoi."/>

La concessione di poteri speciali a Dalla Chiesa fu veduta da taluni come pericolosa o impropria (le sinistre estreme la catalogarono come "atto di repressione").

Dopo la morte di [[Aldo Moro]], Dalla Chiesa decise di stringere il cerchio intorno ai vertici delle Brigate Rosse.

Nel frattempo, nel febbraio del [[1978]], Dalla Chiesa aveva perso la moglie Dora, stroncata in casa a [[Torino]] da un [[infarto]]. Per il Generale fu un duro colpo, che lo lasciò per qualche tempo nella disperazione e lo indusse successivamente a dedicarsi completamente alla lotta contro i brigatisti.<ref name="lastoriasiamonoi."/><ref name="Nese 1982"/>

In una perquisizione successiva a due arresti ([[Lauro Azzolini]] e [[Nadia Mantovani]]) in via Montenevoso a [[Milano]], vennero ritrovate alcune carte riguardanti Aldo Moro, tra le quali un presunto memoriale dello stesso leader democristiano.<ref name="lastoriasiamonoi."/>

Nel [[1979]] venne trasferito nuovamente a [[Milano]] per comandare la ''Divisione Pastrengo'' sino al dicembre [[1981]].
[[File:Patrizio-Peci.jpg|thumb|left|200px|[[Patrizio Peci]], storico “pentito” delle [[Brigate Rosse]].]]

Particolarmente importanti furono i successi contro le Brigate Rosse, ottenuti a seguito della sanguinosa [[irruzione di via Fracchia]], e l'arresto di [[Rocco Micaletto]] e di [[Patrizio Peci]],<ref>[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1986/03/01/torna-in-liberta-patrizio-peci-il-capostipite.html TORNA IN LIBERTÀ PATRIZIO PECI IL CAPOSTIPITE DEI PENTITI BR] [[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]] - 1º marzo [[1986]]</ref> che con le sue rivelazioni contribuì alla sconfitta delle BR.<ref>[http://www.ilgiornale.it/interni/a_caccia_fantasma_patrizio_peci_il_compagno_che_uccise_brigate_rosse/19-10-2008/articolo-id=299145-page=0-comments=1 A caccia del "fantasma" Patrizio Peci il compagno che uccise le Brigate Rosse] [[Il Giornale]] - 19 ottobre [[2008]]</ref>)

Il 16 dicembre [[1981]] Dalla Chiesa venne promosso ''Vice Comandante Generale dell'Arma'', diventando quindi generale di corpo d'armata, la massima carica per un ufficiale dei [[Carabinieri]], giacché all'epoca il Comandante Generale dell'Arma doveva necessariamente provenire, per espressa disposizione di legge, dalle file dell'[[Esercito italiano|Esercito]].<ref name="lastoriasiamonoi."/> Rimase in tale carica fino al 5 maggio [[1982]].

=== Prefetto in Sicilia per combattere Cosa Nostra ===
Nel [[1982]] venne nominato dal Consiglio dei Ministri [[prefetto]] di [[Palermo]] e posto contemporaneamente in congedo dall'Arma. 
[[File:Emanuela Setti Carraro.jpg|thumb|200px|[[Emanuela Setti Carraro]], seconda moglie del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, assassinata dalla [[mafia]] assieme al marito a [[Palermo]] il 3 settembre [[1982]].]]

Il tentativo del governo era quello di ottenere contro [[Cosa Nostra]] gli stessi brillanti risultati ottenuti contro le [[Brigate Rosse]]. Dalla Chiesa inizialmente si dimostrò perplesso su tale nomina, ma poi venne convinto dal ministro [[Virginio Rognoni]], che gli promise poteri fuori dall'ordinario per contrastare la guerra tra le cosche, che insanguinava l'isola.

Il 10 luglio nella [[Castel Ivano (castello)|cappella del]] [[Castel Ivano (castello)|castello]] di [[Ivano-Fracena]], in [[provincia di Trento]], sposò in seconde nozze [[Emanuela Setti Carraro]].

A [[Palermo]], dove arrivò ufficialmente nel maggio del [[1982]], lamentò più volte il mancato rispetto degli impegni assunti dal governo e la carenza di sostegno da parte dello Stato (emblematica la sua amara frase: "''Mi mandano in una realtà come [[Palermo]], con gli stessi poteri del prefetto di [[Forlì]]''").

In una intervista concessa a [[Giorgio Bocca]], il Generale dichiarò ancora una volta la carenza di sostegno e di mezzi, necessari per la lotta alla mafia, che nei suoi piani doveva essere combattuta strada per strada, rendendo palese alla criminalità la massiccia presenza di forze dell'ordine<ref name=autogenerato1>{{Cita web |url=http://www.repubblica.it/cronaca/2012/09/03/news/dalla_chiesta_ultima_intervista_bocca-41889663/|titolo=Intervista del Generale a Giorgio Bocca|pubblicazione=La Repubblica|data=10 agosto 1982}}</ref>; inoltre nell'intervista Dalla Chiesa dichiarò:
{{Citazione|Oggi mi colpisce il policentrismo della Mafia, anche in [[Sicilia]], e questa è davvero una svolta storica. È finita la Mafia geograficamente definita della Sicilia occidentale. Oggi la Mafia è forte anche a [[Catania]], anzi da Catania viene alla conquista di Palermo. Con il consenso della Mafia palermitana, le [[Quattro cavalieri dell'apocalisse mafiosa|quattro maggiori imprese edili catanesi]] oggi lavorano a Palermo. Lei crede che potrebbero farlo se dietro non ci fosse una nuova mappa del potere mafioso?<ref name=autogenerato1 />}}

Tali dichiarazioni provocarono il risentimento dei [[Cavaliere del Lavoro|Cavalieri del Lavoro]] catanesi [[Carmelo Costanzo]], [[Mario Rendo]], [[Gaetano Graci]] e [[Francesco Finocchiaro]] (i proprietari delle quattro maggiori imprese edili catanesi, alle quali si riferiva Dalla Chiesa), e l'inizio di una polemica in forma ufficiale da parte dell'allora presidente della Regione siciliana [[Mario D'Acquisto]], che invitò pubblicamente Dalla Chiesa a specificare il contenuto delle sue dichiarazioni e ad astenersi da tali giudizi qualora tali circostanze non fossero state provate.<ref>{{Cita web |url=http://legislature.camera.it/_dati/leg13/lavori/doc/xxiii/048/d030.htm|titolo=Doc. XXIII n. 48<!-- Titolo generato automaticamente -->}}</ref>

Nel luglio del [[1982]] Dalla Chiesa dispose che fosse trasmesso alla Procura di [[Palermo]] il cosiddetto "''rapporto dei 162''".<ref>[http://books.google.it/books?id=H-B9fZKgUKQC&pg=PT108&dq=rapporto+dei+162+1982&hl=it&sa=X&ei=zEuSUq_3BMe74ASxkIGIDQ&ved=0CE0Q6AEwBA#v=onepage&q=rapporto%20dei%20162%201982&f=false Giovanni Falcone e Marcelle Padovani, ''Cose di Cosa Nostra'', 1991]</ref>

Tale rapporto portava la «firma congiunta» di [[polizia]] e [[carabinieri]] e ricostruiva l'organigramma delle famiglie mafiose palermitane attraverso scrupolose indagini e riscontri.<ref>[http://books.google.it/books?id=4b6d70hI8TUC&pg=PA30&dq=rapporto+dei+162+1982+ajala&hl=it&sa=X&ei=sE2SUt7ADfPT4QSwroF4&ved=0CDMQ6AEwAA#v=onepage&q=rapporto%20dei%20162%201982%20ajala&f=false Giuseppe Ayala, ''Chi ha paura muore ogni giorno'', 2010]</ref>

Per la prima volta, con una telefonata anonima fatta ai carabinieri di [[Palermo]] a fine agosto, venne annunciato (probabilmente ad opera del ''boss'' [[Filippo Marchese]]) l'attentato al Generale, dichiarando che, dopo gli ultimi omicidi di mafia, «''l'operazione Carlo Alberto è quasi conclusa, dico quasi conclusa''».<ref name="lastoriasiamonoi."/><ref>{{Cita web |url=http://www.repubblica.it/online/cronaca/dallachiesa/dallachiesa/dallachiesa.html|titolo=Dalla Chiesa vent'anni dopo Palermo ricorda il generale|pubblicazione=La Repubblica|data=2 settembre 2002}}</ref>

=== L'omicidio ===
{{vedi anche|Strage di via Carini}}
[[File:Omicidio Dalla Chiesa.jpg|thumb|left|La scena dell'omicidio dei coniugi Dalla Chiesa il 3 settembre [[1982]].|247x247px]]

{{Citazione|Qui è morta la speranza dei palermitani onesti.|Scritta affissa il giorno seguente in prossimità del luogo dell'attentato.<ref>{{cita web|http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1985/02/07/dalla-chiesa-rilancia-la-sfida-degli-onesti.html|DALLA CHIESA RILANCIA LA 'SFIDA DEGLI ONESTI' La Repubblica – 7 febbraio 1985|02-05-2010}}</ref>}}

Alle ore 21:15 del 3 settembre [[1982]], la [[A112]] sulla quale viaggiava il Prefetto, guidata dalla moglie [[Emanuela Setti Carraro]], fu affiancata in via Isidoro Carini a [[Palermo]] da una [[BMW]], dalla quale partirono alcune raffiche di [[AK-47|Kalashnikov AK-47]], che uccisero il Prefetto e la moglie.<ref name="lastoriasiamonoi."/><ref>{{cita libro|cognome=Lodato |nome=Saverio |wkautore=Saverio Lodato |titolo=[[Trent'anni di mafia]] |annooriginale=2008 |editore=Rizzoli |isbn=978-88-17-01136-5 |pp=99 |capitolo= Il generale disarmato}}</ref> 
[[File:Domenico Russo.jpg|thumb|150px|L'agente di Polizia [[Domenico Russo]], scorta del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, deceduto a [[Palermo]] il 15 settembre [[1982]] per le ferite riportate nell'[[mafia|attacco mafioso]] al generale e a sua moglie.]]

Nello stesso momento l'auto con a bordo l'autista e agente di scorta, [[Domenico Russo (poliziotto)|Domenico Russo]], che seguiva la vettura del Prefetto, veniva affiancata da una motocicletta, dalla quale partì un'altra micidiale raffica, che uccise Russo.

Per i tre omicidi sono stati condannati all'[[ergastolo]] come mandanti i vertici di [[Cosa Nostra]], ossia i ''boss'' [[Totò Riina]], [[Bernardo Provenzano]], [[Michele Greco]], [[Pippo Calò]], [[Bernardo Brusca]] e [[Nenè Geraci]].<ref>{{Cita web |url=http://archiviostorico.corriere.it/1995/marzo/18/Delitto_Dalla_Chiesa_ottavo_ergastolo_co_0_95031816119.shtml|titolo=Delitto Dalla Chiesa: ottavo ergastolo a Riina|data=18 marzo 1995|pubblicazione=Corriere della Sera}}</ref>

Nel [[2002]] sono stati condannati in primo grado, quali esecutori materiali dell'attentato, [[Vincenzo Galatolo]] e [[Antonino Madonia]], entrambi all'[[ergastolo]], [[Francesco Paolo Anzelmo]] e [[Calogero Ganci]] a 14 anni di reclusione ciascuno.<ref name="lastoriasiamonoi."/><ref>{{Cita web |url=http://archiviostorico.corriere.it/2002/marzo/23/Palermo_delitto_Dalla_Chiesa_Due_co_0_02032311291.shtml|titolo=Palermo, delitto Dalla Chiesa Due ergastoli dopo 20 anni|pubblicazione=[[Corriere della Sera]]|data=23 marzo 2002}}</ref> Nella stessa sentenza si legge: <blockquote>"''Si può senz'altro convenire con chi sostiene che persistano ampie zone d'ombra, concernenti sia le modalità con le quali il generale è stato mandato in Sicilia a fronteggiare il fenomeno mafioso, sia la coesistenza di specifici interessi, all'interno delle stesse istituzioni, all'eliminazione del pericolo costituito dalla determinazione e dalla capacità del generale''."<ref name=autogenerato2>{{Cita web|autore = |url = http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/08/29/Chiesa-intreccio-segreti-lungo-trent-anni_7394815.html|titolo = Dalla Chiesa: un intreccio di segreti lungo trent'anni|accesso = |data = }}</ref></blockquote>

Il 5 settembre al quotidiano [[La Sicilia]] arrivò un'altra telefonata anonima, che annunciò: "''L'operazione Carlo Alberto è conclusa''"<ref name="carabinieri"/>.

Il 4 aprile 2017 [[Il Fatto Quotidiano]] riporta la rivelazione del Collaboratore di Giustizia Gioacchino Pennino secondo cui [[Francesco Cosentino]], vicino all' onorevole [[Giulio Andreotti]] , sarebbe il mandante dell ' omicidio del prefetto [[Carlo Alberto Dalla Chiesa]]. Tale notizia risale all' audizione in commissione antimafia del Procuratore Generale di Palermo  [[Roberto Scarpinato]] <ref>{{Cita web |url=http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/dalla-chiesa-il-mandante-fu-il-deputato-cosentino/|titolo=Dalla Chiesa, il mandante fu il deputato Cosentino}}</ref>.

== I funerali e la reazione dell'opinione pubblica ==
[[File:Sandro Pertini32.jpg|thumb|left|I funerali di Dalla Chiesa. Riconoscibili in prima fila: il [[Presidente della Repubblica Italiana|presidente della Repubblica]] [[Sandro Pertini]] e [[Giovanni Spadolini]] a quel tempo [[Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana|presidente del Consiglio]].]]
Il giorno dei funerali, che si tennero nella chiesa palermitana di [[Chiesa di San Domenico (Palermo)|San Domenico]], una grande folla protestò contro le presenze politiche, accusandole di aver lasciato solo il generale. Vi furono attimi di tensione tra la folla e le autorità, sottoposte a lanci di monetine e insulti al limite dell'aggressione fisica.

Solo il [[Presidente della Repubblica Italiana|Presidente della Repubblica]] [[Sandro Pertini]] venne risparmiato dalla contestazione<ref name="carabinieri">[http://www.carabinieri.it/Internet/Arma/Curiosita/Non+tutti+sanno+che/D/3+D.htm gen. c.a. Carlo Alberto dalla Chiesa - Nota biografica] Sito dell'[[Arma dei Carabinieri]]</ref>.

La figlia [[Rita dalla Chiesa|Rita]] pretese che fossero immediatamente tolte di mezzo le corone di fiori inviate dalla [[Regione Siciliana]] (era [[Presidente della Regione Siciliana|presidente]] [[Mario D'Acquisto]], che aveva duramente polemizzato con il prefetto) e volle che sul feretro del padre fossero deposti il tricolore, la sciabola e il berretto della sua divisa da Generale con le relative insegne<ref>{{Cita web |url=http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/spettacoli/200709articoli/25370girata.asp|titolo=La Dalla Chiesa si confessa al nuovo "Sorrisi e Canzoni"|pubblicazione=[[La Stampa]]|data=3 settembre 2007}}</ref>.

Dell'omelia del cardinale [[Salvatore Pappalardo (cardinale)|Pappalardo]]<ref>{{Cita web |url=http://www.repubblica.it/2006/12/sezioni/cronaca/morto-pappalardo/morto-pappalardo/morto-pappalardo.html|titolo=Palermo, è morto il cardinale Pappalardo simbolo della lotta contro la mafia|pubblicazione=La Repubblica|data=10 dicembre 2006}}</ref>, fecero il giro dei telegiornali le seguenti parole (citazione di un passo di [[Tito Livio]]), che furono liberatorie per la folla,<ref>Pappalardo, quel grido in cattedrale - ''l'Unità, 11 dicembre 2006''</ref> mentre causarono imbarazzo tra le autorità (il figlio Nando le definì ''"una frustata per tutti"''):

{{Citazione|Mentre a Roma si pensa sul da fare, la città di Sagunto viene espugnata dai nemici [..] e questa volta non è [[Sagunto]], ma [[Palermo]]. Povera la nostra Palermo.}}

Dalla Chiesa fu insignito di [[Valor civile|medaglia d'oro al valore civile alla memoria]].

Oggi il corpo di Carlo Alberto dalla Chiesa riposa nel [[Cimitero della Villetta]], a [[Parma]].

== Dalla Chiesa, Andreotti e il caso Moro ==
La sera dell'assassinio di Dalla Chiesa, qualcuno fu mandato a casa del prefetto per cercare dei lenzuoli per coprire dei cadaveri, ma sembrerebbe che questa persona ne approfittò per aprire la cassaforte e sottrarre il contenuto, consistente in documenti sensibili, tra cui anche un dossier sul [[caso Moro]].<ref name=autogenerato2 />

Dopo il rapimento e l'uccisione di [[Aldo Moro]], in seguito al ritrovamento di un borsello a bordo di un pullman, i carabinieri di Dalla Chiesa riuscirono a individuare un covo delle [[Brigate Rosse]] appartenente alla colonna [[Walter Alasia]], situato a [[Milano]] in Via Monte Nevoso. Ne scaturirono 9 arresti e una serie di perquisizioni, nella quale furono rinvenuti alcuni documenti riguardanti il rapimento di Moro e un memoriale dello stesso statista DC.<ref name="corriere 2000">{{Cita web |url=http://archiviostorico.corriere.it/2000/marzo/16/Caso_Moro_troppe_falsita_Dalla_co_0_0003169148.shtml|titolo=Caso Moro, troppe falsità Dalla Chiesa non fu sleale|pubblicazione=[[Corriere della Sera]]|data=16 marzo 2000}}</ref>

Nel [[1990]], durante alcuni lavori, furono rinvenuti nell'appartamento di via Monte Nevoso altri documenti riguardanti Moro, nascosti nel doppio fondo di una parete. Seguirono alcune polemiche sulle circostanze in cui nel [[1978]] i carabinieri avevano condotto l'inchiesta e le perquisizioni.

Il memoriale di Moro sarebbe stato consegnato da Dalla Chiesa a [[Giulio Andreotti]], a causa delle informazioni contenute al suo interno. Secondo la madre di [[Emanuela Setti Carraro]], la figlia le avrebbe confidato che il Generale non consegnò ad Andreotti tutte le carte rinvenute, e che nelle stesse fossero indicati segreti estremamente gravi<ref name="lastoriasiamonoi."/>.

Il giornalista [[Mino Pecorelli]], amico di Dalla Chiesa, aveva dichiarato che di memoriali ne erano stati rinvenuti diversi e che le rivelazioni contenute all'interno fossero collegate alle responsabilità politiche del sequestro Moro.<ref>{{Cita web |url=http://archiviostorico.corriere.it/1993/aprile/15/intreccio_Pecorelli_Moro_gia_anno_co_0_930415968.shtml|titolo=intreccio Pecorelli Moro, già da un anno s' indaga|pubblicazione=Corriere della Sera|data=15 aprile 1993}}</ref> Pochi giorni dopo aver dichiarato di voler pubblicare integralmente uno di essi sulla sua rivista ''[[OP-Osservatore Politico|OP]]'' venne ucciso.<ref>{{Cita web |url=http://www.repubblica.it/online/politica/propeco/motivazioni/motivazioni.html?ref=search|titolo=I giudici: "Il delitto Pecorelli nell'interesse di Andreotti"|pubblicazione=La Repubblica|data=13 febbraio 2003}}</ref> Su ''OP'' Pecorelli scrisse che Dalla Chiesa («''il generale Amen''») era riuscito a individuare la prigione nella quale tenevano prigioniero Aldo Moro e aveva conseguentemente informato il ministro dell'Interno, ma [[Francesco Cossiga|Cossiga]] non sarebbe intervenuto perché «''costretto a non intervenire''».<ref name=":0">{{Cita libro|nome=Pino|cognome=Casamassima|titolo=Il libro nero delle Brigate Rosse|url=https://books.google.com/books?id=bPLNu8brGQUC|accesso=18 marzo 2016|data=26 novembre 2012|editore=Newton Compton Editori|ISBN=978-88-541-4691-4}}</ref> E Moro fu ucciso. Dalla Chiesa quindi restava un pericoloso testimone e per questo Pecorelli sentenziò che sarebbe stato ucciso (come avverrà poi un anno dopo, in un presunto patto scellerato tra mafia e politica)<ref name=":0" />.

Secondo la sorella di Pecorelli, Dalla Chiesa aveva incontrato il fratello pochi giorni prima che venisse ucciso e il Generale aveva confidato al giornalista alcune importanti informazioni sul caso Moro,<ref>{{Cita web |url=http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/06/11/andreotti-disse-fermate-pecorelli.html|titolo='E ANDREOTTI DISSE: FERMATE PECORELLI'|pubblicazione=|La Repubblica|data=11 giugno 1993}}</ref> consegnandogli documenti riguardanti il ruolo di [[Giulio Andreotti]].<ref>{{Cita web |url=http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=42857|titolo=Processo Pecorelli. Il pg di Cassazione: contro Andreotti solo congetture senza prove. Il senatore va assolto|pubblicazione=[[RaiNews24]].it}}</ref><ref>{{Cita web |url=http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/04/11/pecorelli-via-al-processo-andreotti-io.html|titolo=PECORELLI, VIA AL PROCESSO ANDREOTTI: ' IO CI SARO'|pubblicazione=La Repubblica|data=11 aprile 1996}}</ref>

Secondo il collaboratore di giustizia [[Tommaso Buscetta]], Pecorelli e Dalla Chiesa erano a conoscenza di segreti sul [[Caso Moro|sequestro Moro]] che infastidivano Andreotti; Buscetta inoltre affermò che il boss [[Gaetano Badalamenti]] gli disse:<ref>{{Cita web |url=http://archiviostorico.corriere.it/1993/aprile/15/pentito_nella_villa_urlavano__co_0_9304151063.shtml|titolo=il pentito: " nella villa urlavano " - archiviostorico.corriere.it<!-- Titolo generato automaticamente -->}}</ref>

{{Citazione|''Dalla Chiesa lo hanno mandato a Palermo per sbarazzarsi di lui. Non aveva fatto ancora niente in Sicilia che potesse giustificare questo grande odio contro di lui''.}}

Nel [[2000]] un consulente della Commissione Parlamentare d'inchiesta affermò che, a suo giudizio, i carabinieri avevano falsificato la realtà, omettendo di descrivere le modalità di ritrovamento del borsello, impiegando troppo tempo a effettuare il blitz (il borsello fu ritrovato a fine agosto, il blitz venne fatto a ottobre) e ipotizzando che la perdita del borsello da parte di [[Walter Azzolini]] non fosse stata casuale, ma un'azione che potrebbe far nascere sospetti sul suo reale ruolo in seno alle [[Brigate Rosse]]. Tali affermazioni hanno suscitato la reazione di [[Nando dalla Chiesa]] e dei magistrati Pomarici e [[Armando Spataro|Spataro]], in difesa dei carabinieri che condussero l'indagine, la cui unica lacuna fu di non aver individuato il doppio fondo nel muro.<ref name="corriere 2000"/>

Inoltre, nel suo diario personale, Dalla Chiesa racconta che ebbe un colloquio con Andreotti il 5 aprile [[1982]], poco tempo prima di insediarsi come Prefetto di [[Palermo]], nel quale gli disse chiaramente che non avrebbe avuto riguardi per quella parte di elettorato [[Cosa Nostra|mafioso]], alla quale attingevano gli uomini della sua [[corrente politica|corrente]] in [[Sicilia]]; e successivamente aveva definito la corrente andreottiana a [[Palermo]] «''la famiglia politica più inquinata del luogo''», aggiungendo che gli andreottiani erano fortemente compromessi con [[Cosa Nostra]].<ref>{{Cita web |url=http://www.repubblica.it/online/dossier/andreotti/andreottiuno/andreottiuno.html|titolo=la Repubblica/dossier: 'Imputato Andreotti lei e Cosa Nostra...'<!-- Titolo generato automaticamente -->}}</ref> Andreotti però negò questa circostanza, sostenendo che Dalla Chiesa sicuramente lo confondeva con altre persone che incontrava in quel periodo.<ref>{{Cita web |url=http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1986/11/13/andreotti-non-dice-la-verita-voi-dovete.html|titolo='Andreotti Non Dice La Verità E Voi Dovete Incriminarlo' - La Repubblica.It<!-- Titolo generato automaticamente -->}}</ref>

== Onorificenze ==
<ref>[http://img222.imageshack.us/img222/2886/gen0717ak1.jpg Foto dove sono visibili le onorificenze.]</ref>{{Onorificenze
|immagine=Grande ufficiale BAR.svg
|nome_onorificenza= Grande ufficiale dell'Ordine militare d'Italia
|collegamento_onorificenza= Ordine militare d'Italia
|motivazione= ''Ufficiale Generale dell'Arma dei Carabinieri, già postosi in particolare evidenza per le molteplici benemerenze acquisite nella lotta per la resistenza e contro la delinquenza organizzata, in un arco di nove anni ed in più incarichi – ad alcuno dei quali chiamato direttamente dalla fiducia del Governo – ideava, organizzava e conduceva, con eccezionale capacità, straordinario ardimento, altissimo valore e supremo sprezzo del pericolo una serie ininterrotta di operazioni contro la criminalità eversiva. Le sue eccelse doti di comandante, la genialità delle concezioni operative, l'infaticabile tenacia, in momenti particolarmente travagliati della vita del Paese e di grave pericolo per le istituzioni, concorrevano in modo rilevante alla disarticolazione delle più agguerrite ed efferate organizzazioni terroristiche, meritandogli l'unanime riconoscimento della collettività nazionale. Cadeva a Palermo, proditoriamente ucciso, immolando la sua esemplare vita di Ufficiale e di fedele servitore dello Stato. Territorio Nazionale 1º ottobre 1973 – 5 maggio 1982.''<ref>{{cita web|url=http://www.ordinemilitare.org/site/index.php?option=com_docman&Itemid=29|titolo=Sito web dell'Ordine militare d'Italia:OMI concesse 1983-2010|accesso=6 novembre 2011}}</ref>
|data= 17 maggio [[1983]]<ref name= quirinale >{{cita web|url=http://www.quirinale.it/elementi/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=3444|titolo=Sito web del Quirinale: dettaglio decorato|accesso=23 luglio 2010}}</ref>
}}
{{Onorificenze
|immagine=Valor civile gold medal BAR.svg
|nome_onorificenza= Medaglia d'oro al valor civile
|collegamento_onorificenza= Valor civile
|motivazione= ''Già strenuo combattente, quale altissimo Ufficiale dell'Arma dei Carabinieri, della criminalità organizzata, assumeva anche l'incarico, come Prefetto della Repubblica, di respingere la sfida lanciata allo Stato Democratico dalle organizzazioni mafiose, costituenti una gravissima minaccia per il Paese. Barbaramente trucidato in un vile e proditorio agguato, tesogli con efferata ferocia, sublimava con il proprio sacrificio una vita dedicata, con eccelso senso del dovere, al servizio delle Istituzioni, vittima dell'odio implacabile e della violenza di quanti voleva combattere. Palermo, 3 settembre 1982.''
|data= 13 dicembre [[1982]]<ref name= quirinale />
}}
{{Onorificenze
|immagine=Grande ufficiale OMRI BAR.svg
|nome_onorificenza = Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
|collegamento_onorificenza = Ordine al merito della Repubblica Italiana
|motivazione=
|data= 2 giugno [[1980]]<ref>[http://www.quirinale.it/elementi/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=250113 Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.]</ref>
}}
{{Onorificenze
|immagine=Commendatore OMRI BAR.svg
|nome_onorificenza=Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
|collegamento_onorificenza=Ordine al merito della Repubblica Italiana
|motivazione=
|luogo=
|data= 2 giugno [[1977]]<ref>[http://www.quirinale.it/elementi/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=291852 Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.]</ref>
}}
{{Onorificenze
|immagine=Valor_civile_bronze_medal_BAR.svg
|nome_onorificenza= Medaglia di bronzo al valor civile
|collegamento_onorificenza= Valor civile
|motivazione= ''Comandante di Legione territoriale accorreva, in occasione di un disastroso movimento sismico, nei centri maggiormente colpiti, prodigandosi per avviare, dirigere e coordinare le complesse e rischiose operazioni di soccorso alle popolazioni. Malgrado ulteriori scosse telluriche, persisteva nella propria infaticabile opera, offrendo nobile esempio di elevate virtù civiche e di attaccamento al dovere.''
|data= Sicilia Occidentale, gennaio 1968.
}}
{{Onorificenze
|immagine=Valor_militare_silver_medal_BAR.svg
|nome_onorificenza= Medaglia d'argento al valor militare
|collegamento_onorificenza= Valor militare
|motivazione= ''Durante nove mesi di lotta contro il banditismo in Sicilia cui partecipava volontario, dirigeva complesse indagini e capeggiava rischiosi servizi, riuscendo dopo lunga, intensa ed estenuante azione a scompaginare ed a debellare numerosi agguerriti nuclei di malfattori responsabili di gravissimi delitti. Successivamente, scovati i rifugi dei più pericolosi, col concorso di pochi dipendenti, riusciva con azione rischiosa e decisa a catturarne alcuni e ad ucciderne altri in violento conflitto a fuoco nel corso del quale offriva costante esempio di coraggio.'' 
|data= Sicilia Occidentale, settembre 1949 - giugno 1950.
}}
{{Onorificenze
|immagine=Cavaliere OCI BAR.svg
|nome_onorificenza=Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
|collegamento_onorificenza=Ordine della Corona d'Italia
|motivazione=
|luogo=
}}
{{Onorificenze
|immagine=Croce di guerra al merito SC BAR.svg
|nome_onorificenza=Croce al merito di guerra (2 volte)
|collegamento_onorificenza=
|motivazione=
|luogo=
}}
{{Onorificenze
|immagine=Volontario1940-43.png
|nome_onorificenza=Medaglia di benemerenza per i Volontari della Guerra 1940–43
|collegamento_onorificenza=
|motivazione=
|luogo=
}}
{{Onorificenze
|immagine=VolontarioLibertà.png
|nome_onorificenza=Distintivo di Volontario della Libertà
|collegamento_onorificenza=Distintivo d'onore per i patrioti "Volontari della libertà"
|motivazione=
|luogo=
}}
{{Onorificenze
|immagine=Guerra1940-43.png
|nome_onorificenza=Medaglia commemorativa della guerra 1940 – 43
|collegamento_onorificenza=Medaglia commemorativa del periodo bellico 1940–43
|motivazione=
|luogo=
}}
{{Onorificenze
|immagine=Guerra1943-45.png
|nome_onorificenza=Medaglia commemorativa della guerra 1943 – 45
|collegamento_onorificenza=Medaglia commemorativa della guerra di liberazione
|motivazione=
|luogo=
}}
{{Onorificenze
|immagine=Mauriziana_BAR.svg
|nome_onorificenza=Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
|collegamento_onorificenza=Medaglia Mauriziana
|motivazione=
|luogo=
}}
{{Onorificenze
|immagine=Medaglia al merito di lungo comando nell'esercito 20 BAR.svg
|nome_onorificenza=Medaglia al merito di lungo comando nell'esercito (20 anni)
|collegamento_onorificenza=Medaglia militare al merito di lungo comando
|motivazione=
|luogo=
}}
{{Onorificenze
|immagine=Anzianità di servizio 40 BAR.svg
|nome_onorificenza=Croce d'oro per anzianità di servizio (40 anni)
|collegamento_onorificenza=Croce per anzianità di servizio militare
|motivazione=
|luogo=
}}
{{Onorificenze
|immagine=SMOM-c.svg
|nome_onorificenza=Cavaliere del Sovrano Militare Ordine di Malta
|collegamento_onorificenza=Sovrano Militare Ordine di Malta
|motivazione=
|luogo=
}}
{{Onorificenze
|immagine=Ordine al merito melitense BAR.svg
|nome_onorificenza=Croce con spade dell'Ordine al Merito Melitense (classe militare)
|collegamento_onorificenza=Ordine pro merito Melitensi
|motivazione=
|luogo=
}}
{{Onorificenze
|immagine=OESSG Cavaliere BAR.jpg
|nome_onorificenza=Cavaliere dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
|collegamento_onorificenza=Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
|motivazione=
|luogo=
}}
{{Onorificenze
|immagine=
|nome_onorificenza=Distintivo di Osservatore d'Aeroplano
|collegamento_onorificenza=
|motivazione=
|luogo=
}}
{{Onorificenze
|immagine=Distintivo avanzamento merito di guerra ufficiali superiori (forze armate italiane).svg
|nome_onorificenza=Avanzamento per merito di guerra
|Collegamento_onorificenza=
|motivazione=
|luogo=
}}

== Influenze nella cultura di massa ==
=== Cinema ===
* ''[[Cento giorni a Palermo]]'', regia di [[Giuseppe Ferrara]] ([[1984]])
* ''Generale. Rivivendo Carlo Alberto dalla Chiesa'', regia di [[Lorenzo Rossi Espagnet]] ([[2012]])<ref>[http://www.cinemaitaliano.info/generale] cinemaitaliano.info</ref>
* ''[[La mafia uccide solo d'estate]]'', regia di [[Pierfrancesco Diliberto]] (2013)

=== Televisione ===
* ''[[Il generale Dalla Chiesa]]'' ([[2007]]), [[miniserie televisiva]] con [[Giancarlo Giannini]], trasmessa su [[Canale 5]]<ref>[http://ricerca.gelocal.it/ilcentro/archivio/ilcentro/2007/09/10/CT2PO_CT209.html «Dalla Chiesa abbandonato nella battaglia»] Il Centro - 10 settembre [[2007]]</ref>
* ''Generale Carlo Alberto dalla Chiesa'' - ''[[La storia siamo noi]]'', trasmesso su [[Rai3]]
* [[Il capo dei capi]], ([[2007]]), [[miniserie televisiva]], trasmessa sulle reti [[Mediaset]].
* [[L'ultimo dei corleonesi]], ([[2007]]) [[Film tv]], trasmessa sulle reti [[Rai]].

== Note ==
<references/>

== Bibliografia ==
* ''Il Generale dalla Chiesa - La storia di un uomo amato dalla gente, odiato dalla mafia e morto per l'Italia'', di [[Marco Nese]] e [[Ettore Serio]]'' - [[AdnKronos]] (1982)
* ''Morte di un generale: l'assassinio di Carlo Alberto dalla Chiesa, la mafia, la droga, il potere politico'', di [[Pino Arlacchi]] - [[Arnoldo Mondadori Editore]] (1982)
* ''Delitto imperfetto: il generale, la mafia, la società italiana'', di [[Nando dalla Chiesa]] - [[Editori Riuniti]] (1984)
* ''Storia dei Carabinieri: imprese, battaglie, uomini e protagonisti: i due secoli della benemerita al servizio della gente''. di [[Francesco Grisi]] - [[Edizioni Piemme|Piemme]] (1996)
* ''La strategia vincente del generale Dalla Chiesa contro le Brigate rosse e la mafia'', di [[Gianremo Armeni]] - [[Edizioni Associate]] (2003)
* ''A Palermo per morire. I cento giorni che condannarono il generale Dalla Chiesa'', di [[Luciano Mirone]] - [[Castelvecchi Editore]] (2012)

== Voci correlate ==
* [[Anni di piombo]]
* [[Arma dei Carabinieri]]
* [[Cosa nostra]]
* [[Irruzione di via Fracchia]]
* [[Mafia]]
* [[Nando dalla Chiesa]]
* [[Terrorismo]]
* [[Rita dalla Chiesa]]
* [[Romano dalla Chiesa]]
* [[Strage di via Carini]]

== Altri progetti ==
{{interprogetto|q}}

== Collegamenti esterni ==
* {{cita web|http://www.carabinieri.it/Internet/Arma/Curiosita/Non+tutti+sanno+che/D/3+D.htm|Carlo Alberto dalla Chiesa sul sito dei Carabinieri}}
* [http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntate/generale-carlo-alberto-dalla-chiesa/652/default.aspx La Storia siamo noi, puntata dedicata al generale Carlo Alberto dalla Chiesa], puntata integrale video, scheda e filmati
* [http://convincere.eu/politica/item/429-memento L'ultima intervista di Dalla Chiesa], pubblicata dal mensile Convincere, a [[Giorgio Bocca]] (10 agosto 1982).
* {{cita web|http://antimafia.altervista.org/sentenze.php|Sentenza di I grado sull'omicidio}}

{{Box successione
|tipologia = militare
|carica = [[Cronotassi dei comandanti e vice comandanti generali dell'Arma dei Carabinieri|Vicecomandante generale dell'Arma dei Carabinieri]]
|immagine= Coat of arms of the Carabinieri.svg
|periodo = 15 dicembre [[1981]] - 5 maggio [[1982]]
|precedente = [[Vito De Sanctis]]
|successivo = [[Pietro Lorenzoni]]
}}

{{Anni di piombo}}
{{Antimafia in Italia}}
{{Controllo di autorità}}
{{Portale|biografie|guerra fredda|seconda guerra mondiale|storia d'Italia}}

[[Categoria:Carabinieri]]
[[Categoria:Carabinieri nella Resistenza italiana]]
[[Categoria:Prefetti italiani]]
[[Categoria:Grandi ufficiali dell'Ordine militare d'Italia]]
[[Categoria:Cavalieri dell'Ordine della Corona d'Italia]]
[[Categoria:Grandi Ufficiali OMRI]]
[[Categoria:Lotta alla mafia]]
[[Categoria:Medaglie d'argento al valor militare]]
[[Categoria:Medaglie d'oro al valor civile]]
[[Categoria:Personalità commemorate con funerali di Stato]]
[[Categoria:Militari legati a Parma]]
[[Categoria:Vittime di Cosa nostra]]
[[Categoria:Assassinati con arma da fuoco]]
[[Categoria:Protagonisti degli anni di piombo]]